ROMA IN PRESSING SULL’UE

  • 26 Aprile 2016

L’Italia va in pressing nei confronti nei confronti dell’UE per ottenere che le nuove biotecnologie sostenibili per tutelare le produzioni principali, dalla vite all’olivo, dal pesco al pero siano riconosciute, anche sotto il profilo giuridico, diversamente dagli organismi geneticamente modificati .

Nei giorni scorsi il Ministero delle Politiche Agricole, ha scritto al commissario europeo alla Salute, per sollecitare una decisione in tal senso perché “serve una legislazione in linea con le scelte fatte da altri Paesi o con le indicazioni date dalla stessa autorità europea sulla Sicurezza Alimentare Efsa.”

L’Italia è tornata ad investire in ricerca pubblica agricola con una programmazione articolata su tre anni sotto la regia del Crea, il centro ricerca specializzato del Ministero.

Nella legge di stabilità sono stati stanziati 21 milioni per il miglioramento genetico attraverso le Biotecnologie sostenibili “Vogliamo tutelare al massimo il nostro patrimonio unico di Biodiversità che è il tratto distintivo che fa dell’Italia un punto di riferimento per il mondo a livello agroalimentare”.

Secondo il governo “l’Italia in pochi anni può essere leader sul fronte dell’agricoltura di precisione e delle biotecnologie sostenibili legate al nostro patrimonio colturale. Non siamo all’anno zero e vogliamo mettere a frutto le grandi professionalità dei nostri ricercatori, riconosciute anche a livello internazionale.”

Intanto nel 2015, per la prima volta, si registra una inversione di tendenza a livello mondiale nella coltivazione di OGM con una riduzione di 1.8 milioni di ettari coltivati.

Di questi 117 mila ettari a livello europeo, il 18 % in meno della coltivazione di mais OGM che vengono utilizzate solo in 5 dei 20 paesi dell’ Unione. I dati sono contenuti nel rapporto annuale dell’International Service for the Acquisition of Agribiotech. Per Coldiretti sono la conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse miracolistiche.

Fonte La Stampa