Radiazioni: Chernobyl e Fukushima ancora gravemente contaminate. Scarsi i provvedimenti dei governi. I risultati del rapporto di Greenpeace

  • 29 Marzo 2016

Sono passati più di trent’anni dal disastro nucleare di Chernobyl, e cinque da quello di Fukushima. Eppure la situazione non è tranquillizzante. In entrambi i casi ci sono  ancora migliaia di chilometri quadrati di territorio contaminati, e la popolazione che vive nelle aree circostanti continua a nutrirsi con alimenti radioattivi, con gravi ripercussioni sulla salute. Il risultato è un aumento di molte forme di tumore (primi tra tutti quelli del sangue e della tiroide) e nessuna prospettiva seria di provvedimenti realmente efficaci. Questi solo alcuni  dati dell’impietoso rapporto pubblicato da Greenpeace sui due disastri nucleari più gravi degli ultimi decenni. Il documento mostra come, pur nella differenza delle situazioni, il danno sia comunque gravissimo e non ci siano iniziative che potrebbero modificare la situazione attuale. Secondo uno studio del 2008, nella regione vi sono stati 115.000 decessi per cancro in più rispetto alle attese (l’OMS ne aveva previsti solo 9.000 in più), ma – come ricordano gli autori del rapporto – è molto difficile valutare il vero impatto delle radiazioni, sia perché per anni le autorità locali hanno tenuto segreti i dati. Con il sopraggiungere della crisi, la raccolta sistematica è diventata ancora più complicata, essendo le zone contaminate distribuite tra paesi molto diversi e con rapporti  spesso difficili. Secondo Greenpeace alcuni effetti sono comunque presenti, e incontrovertibili, in entrambe le realtà: aumenti di casi di cancro della tiroide e leucemie tra i bambini e tra gli addetti alle bonifiche, che hanno anche un incremento di tumori al seno, cataratta, deficit cognitivi, invalidità e malattie cardiovascolari e aumento della mortalità da malattie cardiovascolari. Il cesio sta scendendo, soprattutto nei pesci di mare

Le popolazioni più esposte alle radiazioni sono quelle costiere, ma secondo gli autori i livelli di soglia stabiliti  dopo il disastro (i più bassi del mondo), abbinati ai controlli, assicurano una relativa tranquillità. In più, la maggior parte dei pesci consumati in Giappone arriva da allevamenti lontani dalla regione di Fukushima, e questo è un ulteriore fattore di sicurezza. Oltre al fatto che la pesca, nelle zone immediatamente prospicienti la centrale, è vietata, non va dimenticato che se anche qualcuno mangia pesce contaminato, è estremamente improbabile  assorbire una quantità di radiazioni tale da riportare dei danni. In Giappone in questi giorni è in corso uno scontro tra il governo, ansioso di ripartire con il nucleare, opinione pubblica e tribunali locali, che si stanno opponendo. C’è da augurarsi che ogni decisione venga presa seguendo un principio di massima precauzione e di verità nei confronti dei cittadini.

Articolo di Agnese Codignola – Fonte : Il Fatto Alimentare