Pulcini, polli e galline: ridurre le sofferenze negli allevamenti e riconoscere la carne di qualità. La posizione di Ciwf

  • 23 Marzo 2016

Negli ultimi giorni si è parlato molto di allevamento di polli e della soppressione dei pulcini maschi nella filiera delle galline ovaiole. È indubbiamente corretto, come fa Bagnara, ricondurre la soppressione dei maschi delle ovaiole alla struttura della moderna industria avicola, fondata sulla separazione delle razze tra galline ovaiole e polli da carne, e alla conseguente “distorsione” delle preferenze di mercato. Come viene spiegato nell’articolo pubblicato su questo sito, i polli “da carne” detti “broiler”, pur essendo della stessa specie Gallus gallus delle galline, sono animali selezionati geneticamente per crescere velocemente in maniera abnorme (a 42 giorni di vita possono crescere di 90 grammi al giorno) e raggiungere il peso di macellazione in soli 40-50 giorni a fronte dei 100-120 giorni impiegati dai maschi delle galline. La carne dei broiler, come quella di tutti gli animali allevati intensivamente, è più grassa e meno tenace, e anche per questo può risultare più tenera e cuocere più in fretta, cosa che per i consumatori costituisce oramai la norma. Ci troviamo quindi di fronte al paradosso di un mercato in cui il consumatore non conosce più consistenza e sapore della carne di un pollo ad accrescimento lento, allevato all’aria aperta. Tuttavia, se i consumatori sembrano non interessati ad apprezzare la carne di animali a crescita più lenta, e quindi cresciuti secondo ritmi più naturali, è anche perché l’industria non comunica chiaramente le differenze tra polli a lento accrescimento e polli broiler ad accrescimento rapido. Anzi, cerca di convincere i consumatori del fatto che i polli allevati intensivamente siano allevati nel rispetto del loro benessere e siano “naturali”. Tutto nell’interesse di un sistema basato sulla quantità piuttosto che sulla qualità, a discapito del benessere di questi animali.Tuttavia, la selezione di razze con ritmi di crescita così rapidi ha portato a polli che presentano disturbi alle zampe, malattie metaboliche, difficoltà di locomozione e una patologia nota come sindrome da morte improvvisa. Velocità di crescita elevate sono anche responsabili della necessità di imporre restrizioni alimentari e della conseguente fame cronica a cui questi animali vanno incontro. Limitare la velocità di crescita può rappresentare la migliore soluzione pratica a questi molteplici problemi di benessere: le razze ad accrescimento lento sono meno esposte a problematiche di salute (e si muovono di più, esprimendo più volentieri comportamenti naturali come appollaiarsi o beccare.Un esempio virtuoso per risolvere il problema della separazione tra le razze (gallina e pollo) è rappresentato da Coop Svizzera, che negli anni scorsi ha lavorato con i propri fornitori e con gli incubatoi per sviluppare una linea di uova e carne provenienti da una razza a duplice attitudine (Naturaplan), ovvero una razza di polli che possano assolvere alla produzione di uova così come a quella di carne. La qualità della carne è paragonabile a quella del pollo convenzionale e Coop Svizzera ha osservato un aumento della richiesta di uova e carne Naturaplan, con i consumatori che, se informati in maniera appropriata, si sono dimostrati disponibili a pagare un piccolo extra. Tuttavia, in attesa che vengano sviluppate e introdotte su larga scala razze a duplice attitudine, CIWF, che è fermamente contraria all’uccisione sistematica dei pulcini portata avanti dall’industria avicola globale, guarda con estremo interesse allo sviluppo di ricerche sui metodi di sessaggio dei pulcini maschi a pochi giorni della fecondazione dell’uovo, sia da aziende come Unilever, che da paesi come la Germania. Per questo invita il governo italiano a seguire l’esempio di quello tedesco, investendo nella ricerca in modo che anche in Italia si possa sviluppare e applicare al più presto su scala commerciale un metodo di identificazione del sesso efficiente. CIWF ritiene che anche l’industria alimentare dei singoli Paesi (compresa quella italiana) dovrebbe partecipare alla ricerca per accelerare l’implementazione di tecniche di sessaggio nella pratica commerciale.

Articolo di Roberto La Pira – Fonte : Il Fatto Alimentare