Origine della carne e del latte in etichetta anche per i prodotti trasformati. Al via in Francia la sperimentazione per un anno

  • 31 marzo 2016

La Commissione europea ha espresso un accordo di principio sul progetto di decreto legge del governo francese per sperimentare l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine della carne e del latte nei prodotti alimentari trasformati. Lo ha annunciato il Ministro dell’agricoltura francese, dopo la riunione del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Unione europea del 14 marzo, precisando che la sperimentazione durerà un anno

Lo scorso mese, l’associazione dei consumatori francese in un’indagine sui prodotti trasformati contenenti carne evidenziava che oltre la metà non riporta l’indicazione di origine, sottolineando il fallimento della politica di autoregolamentazione ed etichettatura volontaria. L’associazione dei consumatori, insieme a quelle degli allevatori, ha quindi lanciato una petizione online, chiedendo alla Commissione europea di assumere iniziative per rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine della carne nei prodotti lavorati. La stessa cosa è stata fatta dal Parlamento europeo un anno fa, con una risoluzione approvata . Secondo i dati forniti dalla Commissione europea (riferiti al 2013), oltre il 90% dei consumatori desidera conoscere l’indicazione di origine della carne contenuta nei prodotti alimentari trasformati. La Commissione non ha però assunto iniziative legislative, ritenendo l’etichettatura troppo complessa e costosa.

La sperimentazione francese avrà un impatto forte sui prodotti pronti al consumo Il progetto normativo francese, introduce l’origine obbligatoria sia per il latte venduto tal quale , sia per latte e carni utilizzati come ingredienti di altri prodotti alimentari. I paesi da indicare, per quanto riguarda il latte, sono quello di raccolta ma quelli di trasformazione e condizionamento . Anche per l’origine della carne, si dovranno precisare i paesi di nascita, allevamento e macellazione.

L’indicazione dell’origine deve essere riferita al singolo paese di provenienza, anche se è possibile utilizzare espressioni come – “UE” o “extra-UE” – quando le materie prime risultano avere origini differenziate. Le regole valgono per i prodotti confezionati e preparati in Francia e quelli importati da paesi extra-europei . Mentre per i prodotti alimentari confezionati negli altri paesi dell’UE e in quelli compresi nello Spazio Economico Europeo insieme alla Turchia valgono le norme attuali che non prevedono l’indicazione di origine.   Alla luce di questa disparità di regole è facile prevedere contestazioni nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), come di recente è capitato allo stesso governo USA per avere introdotto il Cool (Country of Origin Labelling) sulle carni.

Articolo di Enzo Gonano – Fonte : Il Fatto Alimentare