Olio extra vergine: il rabbocco della bottiglia al ristorante è un imbroglio. Obbligatorio il tappo. Multe da € 8 mila

  • 14 Settembre 2016

“Chi rabbocca t’imbroglia”. E’ lo slogan della campagna di sensibilizzazione di Unaprol – Consorzio olivicolo italiano – per fare rispettare il divieto di utilizzare bottiglie non dotate di tappo antirabbocco per gli oli extravergini di oliva utilizzati in ristoranti , tavole calde e negli altri esercizi pubblico che operano nel campo della ristorazione. Chiunque non rispetti la legge che vieta il rabbocco è passibile di sanzioni fino a 8.000 euro, salvo il fatto non costituisca reato. Quando la bottiglia sul tavolino presenta tracce di olio ci sono buone probabilità che sia stata rabboccata con un olio probabilmente diverso rispetto a quello indicato sull’etichetta.

L’obbligo del tappo antirabbocco per le bottiglie di olio extravergine e vergine in vigore dal 2014 , si è reso necessario per contrastare la cattiva abitudine di alcuni ristoratori di aggiungere olio fresco alle bottiglie. Se l’olio rimasto nella bottiglia presenta uno spunto di irrancidimento, anche quello aggiunto anche se di ottima qualità subisce rapidamente un cambiamento di sapore.Il tappo antirabbocco è obbligatorio per tutelare l’interesse di consumatori, produttori e ristoratori onesti.

Da un punto di vista commerciale quando l’olio rabboccato risulta di cattiva qualità si danneggia l’immagine dell’azienda indicata sull’etichetta. Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, la pratica del rabbocco costituisce un rischio, soprattutto per gli allergici. Si tratta di un rischio che il legislatore non ha voluto sottovalutare. Nonostante ciò il tappo antirabbocco è adottato mal volentieri se non proprio osteggiato da molti ristoratori. La percezione generale degli operatori del settore è che si tratti dell’ennesimo inutile balzello imposto per mancanza di fiducia nella loro professionalità. Al contrario il sistema rappresenta una soluzione semplice e senza costi per la collettività che tutela tutti, consumatori, produttori e ristoratori onesti.

Articolo di Giulia Crepaldi – Fonte : Il Fatto Alimentare