L’eco-suino arriva dall’Asia. In Giappone utilizzano un sistema per nutrire i maiali che potrebbe, se riproposto in Europa, dare enormi benefici

  • 27 Gennaio 2016

Un allevatore inglese usando illegalmente scarti di cibo crudo per i suoi maiali nel 2002 dà origine a un’epidemia virale veicolata da virus della famiglia coxsackie e da picornavirus, che si diffonde rapidamente in tutto il mondo. La reazione della comunità internazionale non si fa attendere: in Europa viene bandito l’utilizzo di eccedenze alimentari per la dieta dei suini, mentre in Asia, soprattutto in Giappone, i ricercatori si mettono al lavoro per trovare un modo più sicuro di impiegare quanto non viene mangiato dall’uomo, e ci riescono.

Il sistema giapponese permetterebbe di risparmiare e di fornire un nutrimento ecosostenibile

A fronte di ciò, ogni anno in Europa vengono gettate non meno di 102,5 milioni di tonnellate di cibo non consumato mentre altrove, per esempio, a Taiwan, in Corea del Sud e in Giappone, questo cibo viene recuperato, trasformato in mangime e destinato all’alimentazione suina in percentuali superiori al 30%. In questa la situazione un gruppo di ricercatori del Dipartimento di zoologia dell’Università di Cambridge ha deciso di simulare un sistema simile a quello giapponese, e di applicarlo all’Europa. Il risultato pubblicato su Food Policy è stupefacente. Il risparmio economico considerando i costi della filiera, sarebbe del 50%, e quello del consumo del suolo e delle risorse di 1,8 milioni di ettari, (25% in meno rispetto a quanto accade oggi). La dieta inoltre sarebbe sicura, controllata e più naturale, considerando che fin da quando sono stati addomesticati 10.000 anni fa, i maiali vengono nutriti con scarti di cibo, e che i mangimi a base di soia e granoturco sono meno “naturali” per questi animali.

Come hanno sottolineato gli autori, sarebbe ora di colmare il divario tra occidente e oriente e di adottare un sistema che da più di dieci anni si dimostra sicuro, efficiente e sostenibile come quello giapponese. Con ogni probabilità anche i consumatori europei premierebbero l’eco-maiale, che oltretutto costerebbe meno, come già avviene in Giappone, dove il tipo di alimentazione è indicato sulle etichette della carne. Inoltre potrebbero diminuire le infezioni alimentari, essendo i mangimi più controllati di altre preparazioni ottenute in maniera estemporanea affiancando a volte alimenti crudi (secondo un recente sondaggio inglese la pratica è diffusa nel 25% degli allevamenti di dimensioni piccole e grandi).

Articolo di Agnese Codignola Fonte : Il Fatto Alimentare