La Ue chiude le porte agli agrumi trattati con fungicidi revocati

  • 26 dicembre 2015

A otto anni dalla revoca come biocida (2007), a sette da quella come agrofarmaco (2008), a due dalla raccomandazione dell’Efsa di abbassare al limite analitico gli MRL su agrumi (2013), nonostante una domanda di import tolerance (2014) e a un anno dall’inizio delle votazioni sulla proposta, è stato pubblicato il regolamento sui nuovi limiti di residuo della Guazatina sugli agrumi (<0,05 mg/kg), che verranno applicati a partire dal 13 maggio 2016.
Nonostante le ripetute sollecitazioni dei rappresentanti dei produttori di agrumi, specialmente quelli spagnoli, che segnalavano l’invasione di agrumi trattati con un fungicida da tempo proibito in Europa e la comunicazione di alcuni stati membri, quali il Belgio, che evidenziavano pericoli per i consumatori delle arance e dei relativi prodotti trasformati, succhi in primis, le importazioni potranno continuare anche nel 2016, in quanto i nuovi limiti “colpiranno” solamente la fase finale della campagna, che ha solitamente il suo picco di commercializzazione tra gennaio e marzo.
Ancora una volta la credibilità delle istituzioni europee e dei loro costi faraonici è messa a dura prova: quale tipo di emergenza può bellamente attendere oltre due anni ,prima che si prendano provvedimenti? O sono le solite guerre commerciali che usano la sicurezza alimentare come pretesto? La sicurezza alimentare è uno degli argomenti più delicati e più strumentalizzati del nostro settore, in quanto caratterizzato da un alto contenuto scientifico che non tutti sono in grado di interpretare pienamente. Tuttavia si possono fare alcune considerazioni, partendo dall’Abc.
Come si fa a valutare il rischio per il consumatore?
Il sito del WHO segnala quattro punti:
1. Identificazione del pericolo. L’identificazione di effetti indesiderati noti o potenziali di un particolare agente. Ad esempio se l’agente è cancerogeno, mutageno, tossico per la riproduzione, nocivo, etc.
2. Caratterizzazione del pericolo.
La valutazione qualitativa e quantitativa degli effetti indesiderati dell’agente contaminante. Se ad esempio si sospetta che l’agente sia cancerogeno, occorre effettuare appositi test tossicologici in cui si valuta la risposta degli animali da esperimento a differenti dosaggi dell’agente,alla ricerca di un valore soglia al di sotto del quale questi effetti non si manifestano. Gli studi vengono effettuati normalmente su animali da esperimento, e i risultati vengono trasposti all’uomo applicando appositi fattori di conversione. In alcuni casi sono disponibili metodi in silico (mediante software di simulazione) o in vitro (sostituendo gli animali da esperimento con singole cellule o frammenti di tessuti) per effettuare la caratterizzazione, che cominciano ad essere accettati in alcuni settori.Non sempre è possibile derivare una dose accettabile perché:
a) potrebbe non esistere, nel senso che nel caso di alcune sostanze mutagene anche una singola molecola potrebbe causare la mutazione di una cellula che riproducendosi potrebbe originare la patologia,
b) lo studio non è condotto correttamente e i risultati non sono statisticamente significativi,
c) lo studio non si può condurre perché la sostanza uccide gli animali da esperimento prima che sviluppino i tumori che stiamo investigando.Ipotizziamo che tutto sia andato bene e che dagli studi arriviamo a derivare un quantitativo massimo da non superare. Per la valutazione del rischio del consumatore arriviamo a determinare due tipi di valori: l’ADI (Acceptable Daily Intake, dose giornaliera accettabile) che rappresenta il quantitativo massimo di contaminante che assunto vita natural durante attraverso la dieta non da luogo a effetti indesiderati e si misura in mg/kg bw/day (cioè milligrammi per kg di peso corporeo/giorno) e l’ARfD (Acute Reference Dose, dose acuta di riferimento, non tutte le sostanze hanno effetti acuti) che rappresenta il quantitativo massimo assumibile in un periodo breve (tipicamente un pasto o un giorno) senza effetti indesiderati e si misura in mg/kg bw (milligrammi per kg di peso corporeo).
3. Valutazione dell’esposizione. Utilizzando diete tipo (l’Efsa ne conta 27) e i livelli di residuo del contaminante nelle derrate è possibile calcolare la quantità assunta dai consumatori. Se i residui non sono noti in partenza è possibile calcolare la massima quantità tollerabile e ricavarli successivamente.
4. Valutazione del rischio. Quest’ultima e decisiva operazione verifica se i contaminanti assunti con la dieta sono inferiori ai quantitativi massimi tollerabili. Se ciò è vero, il prodotto viene considerato sicuro per il consumatore, in caso contrario, prima della bocciatura definitiva è possibile effettuare dei raffinamenti quali eliminare delle colture o proporre (e documentare) delle modalità d’uso alternative che riducano i residui entro i limiti.
Nel caso della guazatina la fissazione dei limiti massimi di residuo su agrumi al limite inferiore di determinazione analitica è stata comminata dall’Efsa in quanto la documentazione tossicologica disponibile non era di qualità tale da poter fissare dei valori di riferimento (ADI e ARfD) sufficientemente affidabili, facendo venire a mancare la fase due (caratterizzazione del pericolo). Anche la fase tre (valutazione dell’esposizione) era molto carente, non essendo disponibili i dati sulle impurezze, che in moltissimi casi fanno la differenza. In sintesi tutti i problemi della guazatina in Europa possono riassumersi nel seguente gioco di parole che, pur somigliando a un comma 221, non lo è: la sostanza è stata proibita in Europa non perché è stata valutata insicura, ma perché non è stato possibile dimostrare che è sicura. Ovviamente è una questione di standard: l’Europa ha degli standards di sicurezza alimentare molto elevati e quello che non viene accettato dall’Efsa può andare bene nel resto del mondo. In teoria sarebbe possibile eliminare ogni incertezza e far rientrare la guazatina in Europa dalla porta principale: basterebbe effettuare nuovi studi secondo le linee guida più aggiornate e su materiale con impurezze certificate. Siccome l’innalzamento degli standard di sicurezza alimentare è una tendenza globale che si sta diffondendo a grande velocità, non è detto che anche il resto del mondo non si incuriosisca e richieda studi più approfonditi i cui risultati, se favorevoli, potrebbero restituire questo importante mezzo tecnico anche agli agricoltori europei.

Fonte Agronotozie