I test di Greenpeace documentano l’abuso di pesticidi nella produzione europea di mele

  • 1 Dicembre 2015

Greenpeace ha pubblicato i risultati delle analisi sulle mele acquistate nei supermercati di 11 Paesi europei, tra cui l’Italia. Mentre i test sulle mele biologiche non hanno evidenziato tracce di pesticidi, ben l’83 per cento dei frutti coltivati in modo convenzionale sono risultati contaminati da residui di pesticidi, e nel 60 % di questi campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche.
Metà dei pesticidi rilevati, osserva Greenpeace, hanno effetti tossici noti per organismi acquatici come i pesci, ma anche per le api e altri insetti utili. Molte di queste sostanze sono bioaccumulabili, hanno impatti negativi sulla riproduzione o altre proprietà pericolose. Infine, a causa dell’incompletezza di dati e conoscenze disponibili soprattutto sugli effetti di residui multipli, non si possono escludere rischi per la salute.
Le analisi, effettuate , hanno riguardato 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente, acquistate in 23 catene di supermercati. In Italia le mele sono state acquistate presso le catene Auchan, Carrefour, Lidl e un campione di mele biologiche presso Naturasì. Nella maggior parte dei campioni era presente almeno il residuo di un pesticida: in un campione acquistato presso Lidl sono stati trovati residui di tre composti. La sostanza trovata più frequentemente è il THPI, un metabolita del fungicida captano.
Greenpeace sottolinea che, anche se tutti i residui individuati rientrano nei limiti stabiliti dalle normative, la varietà di sostanze chimiche mostra che, dai campi al piatto, i pesticidi chimici sono una presenza troppo frequente nei nostri alimenti e la via d‘uscita da questa situazione può essere rappresentata dall’abbandono dell’attuale modello di agricoltura industriale, favorendo pratiche agricole ecologiche.

Articolo di Beniamino Bonardi – Fonte : Il Fatto Alimentare