Frigoriferi: le temperature sono troppo elevate e i cibi stanno sui ripiani sbagliati. I consigli del professor Ballarini pubblicato su Georgofili Info

  • 9 ottobre 2016

Il frigorifero è oggi divenuto quasi sinonimo di dispensa del cibo, perché è un importante strumento di conservazione della sua freschezza, che si mantiene più a lungo se è conservato a bassa temperatura e protetto dall’ossigeno che ne provoca ossidazione. Non sono considerati freschi gli alimenti congelati o surgelati.

Il frigorifero deve avere una temperatura compresa tra 4-6 °C, non deve essere troppo pieno, soprattutto se il modello non è del tipo no frost. Per questo motivo i migliori modelli sono dotati di un termometro interno e di un display che permette la lettura dall’esterno.

Se la temperatura è troppo bassa gli alimenti congelano e perdono la loro freschezza. Quando invece supera i 7 °C, non solo perdono freschezza, ma si possono attivare microbi in grado di alterare i cibi e causare infezioni e tossinfezioni alimentari anche pericolose. Secondo studi accreditati nei paesi industrializzati solo il 3% degli incidenti alimentari deriva da prodotti industriali. Il restante 97% degli incidenti è causato dalla manipolazione degli alimenti e la scorretta conservazione nel frigorifero che avviene nella cucina di casa.

Gli studi condotti per verificare le temperature degli elettrodomestici casalinghi hanno prodotto risultati impensabili. Per esempio in un’indagine eseguita in Olanda, su 125 frigoriferi le misurazioni sono risultate molto variabili (da -5°C fino a + 13°C) e nella maggior parte dei casi (74%) superiori al livello giudicato come limite di sicurezza di +7°C. Un’altra ricerca (2) su 334 elettrodomestici ha mostrato che la temperatura variava da -1°C a +17,9°C e che oltre la metà degli apparecchi (57%) aveva una media superiore ai 7°C.

 

L’industria alimentare e le catene di supermercati si preoccupano di fornire cibi freschi d’elevata qualità utilizzando metodi di conservazione in grado di prolungare il periodo di freschezza. Ad esempio un alimento con basse o bassissime cariche batteriche, confezionato in atmosfera modificata, se è conservato in frigorifero alla giusta temperatura (4-6°C), mantiene le caratteristiche di freschezza fino alla scadenza. Se invece il termometro indica valori superiori ai 7°C e arriva a 10-15°C , tutto il lavoro e le precauzioni prese da produttori e distributori sono vanificate e crescono i rischi di infezioni alimentari. Non è certamente un caso che un episodio di botulismo alimentare, avvenuto in un’estate alcuni anni fa in Italia meridionale, sia stato attribuito all’abitudine di un negozio di staccare di notte la corrente dai banchi frigoriferi – privi d’indicazione della temperatura – dove erano conservati i formaggi. Ogni alimento ha la sua temperatura di conservazione. Carne e pesce vanno conservati nella parte più fredda. Il pesce deve essere eviscerato, lavato e consumato entro le ventiquattro ore. La carne deve essere consumata entro un giorno se macinata, due giorni se di pollo o tacchino, entro tre giorni se è un affettato non confezionato o carne fresca a pezzo intero. Uova, latticini, dolci a base di creme e panna dopo l’apertura devono essere conservati tra 4 e 5°C, nella parte centrale. Nel cassetto in basso, dove la temperatura è maggiore, vanno tenute le verdure e la frutta che possono essere danneggiate da temperature troppo basse. Nello sportello, la zona meno fredda, si conservano bibite, burro e altri prodotti che necessitano di una leggera refrigerazione. Il frigorifero non è indicato per qualsiasi alimento e la frutta esotica, gli agrumi, i pomodori, i fagiolini, i cetrioli, le zucchine, il pane e la frutta e verdura che devono ancora maturare potrebbero addirittura essere danneggiati dal freddo. Una maggiore attenzione alla temperatura e una corretta sistemazione degli alimenti evitando un eccessivo carico dell’elettrodomestico, sono quindi gli elementi da controllare per la salvaguardia della freschezza degli alimenti.

Articolo di: Redazione Il Fatto Alimentare – Fonte : Il Fatto Alimentare